Danni alluvionali del 29-30 ottobre 2018

Riportiamo un video sulla devastazione dovuta agli eventi meteorologici, in Val Visende e la lettera del Consorzio Imprese Forestali del Triveneto, alla Regione Veneto.

 

OGGETTO: danni alluvionali e da tempeste di vento del 29-30 ottobre 2018.

PREG.MI ASSESSORI, DIRIGENTI

Scriviamo questa lettera prima di tutto per ringraziare le squadre dei dipendenti regionali, provinciali e comunali nonché tutti i volontari della Protezione Civile che, a diverso livello, sono intervenuti per affrontare l’evento alluvionale eccezionale verificatesi nei giorni scorsi, soprattutto nella provincia di Belluno e nell’altopiano di Asiago.

Le previsioni metereologiche e l’organizzazione logistica di tutto il personale della protezione Civile del Veneto è stato impeccabile ma l’eccezionalità dell’evento ha avuto degli effetti imprevedibili anche con il sommarsi dei venti sciroccali che hanno colpito in modo diffuso le Prealpi e le zone dolomitiche interne con effetti devastanti al patrimonio forestale.

Sebbene molte zone del bellunese risultino ancora isolate e quindi sia ancora difficile avere un quadro completo della situazione, nella conta dei danni di questa ondata di maltempo, si ritiene che gli effetti distruttivi del vento risultino attualmente sottovalutati.

Tramite le nostre ditte associate, impegnate in vari interventi nelle zone bellunesi e vicentine, è possibile portare all’evidenza vastissime aree boscate schiantate “a raso” dalla forza del vento. Le zone più colpite partono dal Nevegal e si presentano in tutta la dorsale prealpina fino a Cima Grappa ma anche in destra Piave (da citare croce D’Aune, Monte Avena, Cima Lan e Cima Campo). Particolarmente colpite risultano l’altopiano di Asiago, l’alta Valle dell’Astico e il Massiccio del Pasubio. Sono arrivate fotografie di schianti su vasta superfice anche in zona agordina e nell’alto bellunese (Comelico). Nell’agordino ed in buona parte del bellunese, sembra di essere tornati al 1966 con migliaia di alberi caduti e spezzati.

La vastità delle superfici schiantate impone ora delle decisioni immediate al fine di recuperare il materiale a terra, evitare problemi fitosanitari (Bostrico in primis) e ripristinare, nel minor tempo possibile, questi boschi storici dal punto di vista naturale, paesaggistico e di difesa idrogeologica.

Molti dei boschi colpiti risultano di proprietà comunale ma, anche in questo caso, si ritiene auspicabile un coordinamento regionale da parte degli Uffici dell’U.O. forestale Est ed Ovest per comunicare la necessità di interventi a carattere di urgenza in grado di recuperare il salvabile prima dell’arrivo della neve e comunque completare, nel limite del possibile, il recupero della maggior parte del materiale schiantato prima della prossima primavera-estate.

Considerando gli schianti che si sono verificati anche in zona trentina (si parla già di 1,5 milioni di mc nella zona della Val di Fiemme e Lagorai), è ragionevole ipotizzare che il prezzo del legname per tutti gli assortimenti (da opera, imballaggio e cippato) crollerà in forte ribasso e rimarrà significativamente sotto la media per almeno 2-3 anni.

Questo fatto deve far riflettere sulla necessità di un adeguato sostegno economico per tutte le operazioni di messa in sicurezza delle molte piante ancora in precaria stabilità meccanica (piegate, svettate ecc.) nonché recupero ed allontanamento degli schianti.

E’ doveroso lasciare al personale regionale la valutazione dell’estensione degli schianti al fine di determinare il presunto danno economico al settore forestale pubblico e privato. Successivamente, si auspicano risorse finanziare adeguate sotto forma di contributi per calamità e/o disastro naturale ma anche tramite le misure del Piano di Sviluppo Rurale (ad esempio misura 8.4.1) con tempistiche e risorse finanziarie adeguate per affrontare il problema prima del verificarsi di epidemie di patogeni su larga scala che potrebbero incidere anche i popolamenti superstiti.

Dal canto nostro, non possiamo che rimanere a disposizione e fornire la massima collaborazione alle strutture regionali e al Dipartimento TESAF dell’Università di Padova.